Storie dall’Hospice

gennaio 2nd, 2018 Posted by 0 thoughts on “Storie dall’Hospice”

Gianni è un ragazzone grande e grosso; sta sempre chiuso in camera a guardare la televisione, o sul balcone a fumare. Ha 47 anni, ha fatto tanti lavori e viene da una famiglia disagiata. Non ha mai avuto una relazione affettiva di grande spessore e tende molto ad isolarsi, relazionandosi il meno possibile con tutti.

Massimo, il medico che dirige l’hospice, ci dice che a causa delle condizioni degradate dell’ambiente familiare di Gianni, è meglio farlo rimanere lì da loro, e di fatto lui si dice contento di starci.

Parlandoci, viene fuori che ama leggere il giornale, in particolare lo sport e la cronaca. Così, ogni martedì, esco e gli compro il giornale. Quando glielo porto, Gianni lo prende ed inizia a leggerlo, senza nemmeno salutare.

“Gianni, oggi come va?”

“Abbastanza bene, e te?” (senza distogliere lo sguardo dal giornale).

“Non c’è male, grazie.”

Nella riunione settimanale fra i volontari parliamo di lui; qualcuno lancia la proposta di portarlo a passeggiare, visto che è ancora in grado di camminare. Lui accetta e diverse volte, e con vari volontari, va a fare due passi. Con altri di noi e con me gioca a carte; è bravo, si impegna. Alla fine il primo “torneo a due” di tressette finisce tre a due per me. Il martedì successivo, come entro nella sua stanza prende il giornale, ma stavolta lo mette da parte e mi propone di giocare; vuole la rivincita. Questa volta finisce tre a due per lui.

Durante il gioco si parla un pò:

“Sei bello robusto. Sei sempre stato così?” inizio io.

“Ero centocinquanta chili prima del trattamento, ora solo centoventi. Non mangio quasi più niente, la chemio mi ha tolto l’appetito; prima della malattia la mia porzione di pasta era un pacco da mezzo chilo.”

“Complimenti!”

Piano piano Gianni si apre, con gli altri e con me. Rossana, la coordinatrice dei volontari, in piena estate viene ad innaffiare il giardino davanti all’hospice e Gianni le dà una mano, spontaneamente.

Un volontario, una sera, lo porta fuori a mangiare una pizza. Io lo incontro il giorno dopo:

“Ieri sera sono stato a mangiare una pizza.”

“Bravo, bene. Dove siete stati? La pizza era buona?”

“Siamo andati in un posto che conoscevo, la pizza lì la fanno buona. Si gioca?”

“Giochiamo!”

Il martedì successivo mi viene a cercare lui nella stanza dei volontari:

“Ieri non stavo punto bene, non riuscivo nemmeno a muovermi.”

“Oggi ti vedo abbastanza bene.”

“Si, sto meglio. Si gioca?”

“Vieni, giochiamo.”

Mentre si gioca suona il telefono: è Rossana, che preoccupata, chiama per sapere come sta Gianni.

“Rossana, Gianni è qui con me, stiamo giocando. Gianni, Rossana chiede come stai.”

“Dille cinquanta e cinquanta. Chiedile se stamani viene.”

“No, passa venerdì.”

“Va bene.”

Poco dopo entra nella stanza Susanna, che ha portato a Gianni dei mandarini e qualche chicca.

Gianni è diventato un’altra persona. L’affetto di tante persone che gli stanno vicino lo ha profondamente cambiato. Ad un certo punto tira fuori dal sacchetto due mandarini e me ne dà uno.

“Mangia, sono buoni.”

“Dai, conservali per te.”

“No, fammi compagnia, mangiamoli insieme.”

“Va bene, mangiamo insieme.”

Giochiamo fino a mezzogiorno e mezzo; è l’ora del pranzo e Gianni deve tornare in camera.

“Ciao Gianni, ci vediamo.”

“Vieni quando vuoi, io sono sempre qui.”

Stringo la mano più forte al “nuovo” Gianni.

Domenica un sms di Rossana mi comunica che Gianni ci ha lasciati.

Piango, ma sono anche felice, perché prima di andarsene Gianni ha, seppur per poco, conosciuto e ri-conosciuto l’amore.

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