Approfondimento del Codice del Terzo Settore

dicembre 18th, 2017 Posted by 0 thoughts on “Approfondimento del Codice del Terzo Settore”

Codice del Terzo Settore – D. Lgs 3/7/2017 (in vigore dal 3/8/2017)

La legge delega n. 106/2016 è intervenuta per aggiornare e armonizzare la normativa delle organizzazioni no profit, raccordandola con la vigente legislazione. Le organizzazioni no profit subiranno una vera e propria metamorfosi, difatti si evolveranno sempre più verso un’identità economico-imprenditoriale: la legge riconosce che le finalità di interesse generale possono essere conseguite anche attraverso lo svolgimento di attività aventi natura economico-imprenditoriale.

In pratica, il legislatore, rispetto al passato, ha voluto salvaguardare in primo luogo le finalità di interesse generale più che le diverse forme di organizzazioni.

Il Codice del TS, che recepisce quanto stabilito dalla legge delega, ha previsto una categoria più ampia e generale nella quale si riconducono tutte le forme associative e di impresa che perseguono, senza scopo di lucro, finalità di interesse generale, solidaristiche e di utilità sociale.

Questa pluralità di soggetti (enti privati) è definita Enti del Terzo Settore (ETS). Sono ETS (art. 4) tutte le organizzazioni di volontariato (OdV), le associazioni di promozione sociale (APS), le cooperative e le imprese sociali (comprese le rispettive reti associative), gli enti filantropici, le società di mutuo soccorso e altri enti privati (fondazioni, associazioni, ecc.).

Gli ETS svolgono attività di interesse generale con:

azione volontaria: per erogare gratuitamente beni, danaro o servizi, tramite OdV, Associazioni di promozione sociale, enti filantropici, società di mutuo soccorso, altri enti;

attività di impresa: per la produzione e scambio di beni e servizi, tramite imprese sociali e cooperative sociali.

 

L’art. 5 considera come attività di interesse generale ben 26 casistiche e ciascun ente dovrà “riflettere” sulla propria mission, sugli obiettivi sociali per scegliere dove posizionarsi nell’ambito delle attività previste dall’articolo citato. Tali attività sono tassative e costituiscono, ai fini del Codice, le sole attività di interesse generale.

Gli ETS possono svolgere attività diverse da quelle elencate all’art. 5 (se consentite dall’atto costitutivo o statuto), sempre che esse siano secondarie e strumentali alle attività di interesse generali (art. 6). I criteri e i limiti di tali attività saranno oggetto di definizione con un successivo decreto interministeriale.

La prima grande novità è l’istituzione del Registro Unico Nazionale degli Enti del Terzo Settore (RUNTS) – art. 45 segg. – presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Esso sostituisce tutti gli altri registri attualmente in essere e sarà articolato su base regionale.

L’iscrizione non è più un semplice adempimento amministrativo, ma rappresenta la chiave di accesso al TS e costituisce una forma di pubblicità essenziale che ciascun ente dovrà alimentare periodicamente con il deposito obbligatorio di una serie di atti, documenti e informazioni (statuto, titolari di cariche sociali, bilanci e operazioni straordinarie). Inoltre l’iscrizione consentirà agli enti di attivare rapporti di collaborazione con la P.A., raccogliere fondi attraverso pubbliche sottoscrizioni e ottenere agevolazioni fiscali. Essendo un registro pubblico assume anche la funzione di una piattaforma informativa che dovrà presidiare i profili di accountability istituzionale degli enti non profit (La responsabilità, da parte degli amministratori che impiegano risorse finanziarie pubbliche, di rendicontarne l’uso sia sul piano della regolarità dei conti sia su quello dell’efficacia della gestione). Infine tutti gli atti per i quali è previsto l’obbligo di deposito, iscrizione o annotazione, risultano accessibili in forma telematica a tutti gli interessati e sono opponibili verso i terzi.

 

Gli atti fondamentali della vita di un ente da segnalare al RUNTS sono i seguenti:

bilanci di esercizio e rendiconti dell’ente (compresi quelli sulle attività di raccolta fondi) e bilancio sociale;

modifiche statutarie, deliberazioni di trasformazione, fusione, scissione, scioglimento, estinzione, liquidazione e cancellazione.

Gli artt. 45 e segg. istitutivi del Registro non sono immediatamente efficaci in assenza del decreto ministeriale (art. 53) che dovrà disciplinare le modalità di iscrizione e gestione dello stesso.

Nel frattempo restano in vigore le norme che regolano gli attuali registri del volontariato.

 

La mancata iscrizione di un ETS nel Registro impedirebbe in assoluto di accedere a tutte le agevolazioni previste dal Codice (fiscali, extra-fiscali e devoluzioni del 5 per mille).

Il Codice disciplina la presenza del volontario (art. 17), all’interno di tutti gli ETS, come un tratto qualificante e fondamentale.

Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ETS, mettendo a disposizione il proprio tempo per promuovere risposte ai bisogni delle persone e della comunità, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.

L’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Possono essere rimborsate solo le spese effettivamente sostenute e documentate, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente di appartenenza. Sono, in ogni caso, vietati rimborsi di tipo forfetario.

La qualità di volontariato è incompatibile con qualsiasi rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui è socio e tramite il quale svolge l’attività volontaria.

L’art. 17 introduce, in tema di rimborso spese, una novità, ossia la possibilità di un rimborso spese, a fronte di autocertificazione resa ai sensi dell’art. 46 del DPR 28/12/2000 n. 445, purché non si superi l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili. L’organo sociale dovrà deliberare sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa tale modalità di rimborso.

I volontari attivi, quindi non occasionali, dovranno essere registrati in un apposito registro da istituire obbligatoriamente negli ETS (compreso imprese sociali).

L’art.18 prevede, inoltre, l’assicurazione obbligatoria dei volontari contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la Responsabilità Civile verso i Terzi (R.C.T.). I Ministeri competenti – entro sei mesi dall’entrata in vigore del Codice – dovranno emanare un decreto per regolare meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche, e disciplinare i relativi controlli.

La copertura assicurativa è essenziale per la stipula di convenzioni tra ETS e le amministrazioni pubbliche; gli oneri sono a carico dell’amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione.

Gli ETS, come detto, si avvalgono prevalentemente delle prestazioni dei volontari associati, ma possono ricorrere, entro limiti numerici, a lavoratori dipendenti (o prestazioni di lavoro autonomo), solo per garantire il regolare funzionamento dell’ente. Mentre gli ETS che svolgono attività di impresa si avvalgono prevalentemente di lavoratori dipendenti (o prestazioni di lavoro autonomo) e possono utilizzare volontari, ma in numero non superiore a quello dei lavoratori.

Il Codice e gli altri decreti di riforma operano numerose abrogazioni resesi necessarie a seguito delle nuove regole introdotte. Le leggi immediatamente abrogate sono importanti e significative:

  1. 266/91 – legge quadro sul volontariato,
  2. 383/2000 – legge sull’associazionismo di promozione sociale,
  3. Lgs. 460/97 – decreto istitutivo delle ONLUS,
  4. Lgs. 155/06 – decreto istitutivo dell’impresa sociale,

legge sulle erogazioni liberali L. 80/05 “più dai, meno versi”,

modifiche importanti per alcuni articoli della L. 381/91 che norma le cooperative sociali.

 

La categoria delle ONLUS non rientra nella classificazione degli ETS, in quanto essenzialmente legata alla qualifica fiscale del soggetto. Tale qualifica, unitamente all’anagrafe delle ONLUS, è destinata a scomparire, in quanto abrogata dal Codice,

Il Codice è entrato in vigore il 3/8/2017 e tutti i caratteri sostanziali delle diverse tipologie degli ETS sono immediatamente efficaci. Gli enti già costituiti alla data indicata hanno a disposizione 18 mesi (entro febbraio 2019) per adeguare l’atto costitutivo, lo statuto e l’organizzazione interna. Tali modifiche richiederanno il consueto passaggio in assemblea ordinaria e non è più necessario l’intervento notarile.

L’atto costitutivo o lo statuto devono contenere le seguenti nuove informazioni (art. 21):

denominazione dell’Ente integrata con l’acronimo “ETS”. Tale indicazione va riportata in tutti gli     atti, corrispondenza e comunicazioni al pubblico;

l’assenza dello scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite;

le attività di interesse generale e eventuali attività diverse, che costituiscono l’oggetto sociale (fare riferimento a una o più delle 26 attività previste dall’art. 5);

il patrimonio iniziale, ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica;

le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;

i requisiti e la procedura per l’ammissione di nuovi associati, secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità e le attività svolte;

la nomina dei primi componenti degli organi associativi obbligatori e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti;

le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento;

eventuali attività diverse da quelle previste dall’art. 5 e coerenti con l’art. 6 (requisiti di secondarietà e strumentalità);

le modalità con cui esaminare i libri sociali ai sensi dell’art. 15.

 

Lo statuto contiene le norme relative al funzionamento dell’ente e, di norma, è un atto separato ed è parte integrante dell’atto costitutivo. In caso di contrasto tra atto costitutivo e statuto, prevalgono le previsioni contenute nello statuto.

Al fine di garantire il patrimonio associativo (costituito da ricavi, rendite, proventi e entrate varie), il Codice ha introdotto i seguenti obblighi:

divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili/avanzi di gestione agli associati,   amministratori, dipendenti;

in caso di estinzione o scioglimento dell’ente, devoluzione del patrimonio residuo, previo parere positivo dell’Ufficio del Registro Unico, ad altri ETS o, in mancanza, alla Fondazione Italia Sociale(di nuova costituzione);

ripianamento delle eventuali perdite (che incidono sul patrimonio per oltre 1/3) attraverso apposita deliberazione assembleare per la ricostituzione del patrimonio minimo associativo.

L’acquisto della personalità giuridica (art. 22) prevede i seguenti adempimenti:

il notaio verifica le condizioni previste dalla legge per la costituzione dell’associazione e il patrimonio minimo di euro 15.000 (denaro liquido e disponibile). Provvede, inoltre, a depositare entro 20 gg. dall’atto costitutivo, statuto e relativi allegati, al competente Ufficio del Registro Unico;

l’Ufficio del Registro Unico, dopo aver verificato la regolarità formale dei documenti e la consistenza patrimoniale, iscrive l’associazione nel Registro.

 

Nelle associazioni riconosciute come persone giuridiche, per le obbligazioni dell’ente risponde soltanto l’ente con il suo patrimonio.

Gli organi associativi necessari sono i seguenti:

Assemblea (art. 24/25) con le seguenti competenze inderogabili:

nomina/revoca dei componenti degli organi associativi e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti;

approvazione del bilancio;

deliberazione sulla responsabilità dei componenti degli organi associativi, nonché promozione di eventuale azione di responsabilità;

esclusione degli associati;

modifiche statutarie;

approvazione dell’eventuale regolamento dei lavori assembleari;

deliberazioni sulle operazioni straordinarie (scioglimento, trasformazione, fusione o scissione);

deliberazioni su altri oggetti attribuiti dalla legge o dallo Statuto.

L’intervento in assemblea può avvenire anche mediante mezzi di telecomunicazione e l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica.

 

Il Codice non ha previsto specifici quorum e si ritiene applicabile l’art. 21 del Codice Civile: Deliberazioni dell’assemblea. Le deliberazioni dell’assemblea sono prese a maggioranza di voti e con la presenza di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero degli intervenuti. Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità gli amministratori non hanno voto. Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti. Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati. Ciò comporta che gli associati con incarichi di amministratore non potranno partecipare alle deliberazioni di approvazione del bilancio.

 

Organo di amministrazione (art. 26): tale organismo va obbligatoriamente nominato nelle associazioni del TS (riconosciute o non). Gli amministratori sono scelti in maggioranza tra le persone fisiche associate; gli eletti devono richiedere, entro 30 gg. dalla nomina, l’iscrizione del Registro unico. Essi dovranno indicare chi ha la rappresentanza dell’ente (disgiuntamente o congiuntamente). Il potere di rappresentanza per gli amministratori è generale e le eventuali limitazioni a tale potere sono opponibili ai terzi solo se iscritte nel RUNTS. Lo Statuto può prevedere che l’assunzione della carica di amministratore sia subordinata a specifici requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza, anche con riferimento ai requisiti previsti da Codici di comportamento.

 

L’Organo di controllo (art. 30) è obbligatorio per le associazioni che superano, per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti: attivo stato patrimoniale di 110.000 euro, ricavi o entrate di 220.000 euro, o dipendenti occupati, in media nell’esercizio, pari a 5 unità. Le competenze dell’organismo sono le seguenti: vigila sull’osservanza della legge e dello Statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo, contabile e sul suo concreto funzionamento; esercita il controllo contabile nel caso in cui non sia nominato un soggetto incaricato della revisione legale dei conti; svolge compiti di monitoraggio sull’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; attesta che il bilancio sociale sia stato redatto in conformità alle Linee guida di prossima emanazione. I componenti di tale organismo possono, in qualsiasi momento, procedere ad atti di ispezione e controllo.

 

Il Revisore legale dei conti (art. 31) è obbligatorio per le associazioni che superano, per due esercizi consecutivi, un attivo dello stato patrimoniale di 1.100.000 euro, ricavi o entrate di 2.200.000 euro o 12 dipendenti occupati, in media nell’esercizio.

La Tutela dei diritti degli associati si sostanzia in tre principi:

diritto di informazione: le associazioni devono tenere obbligatoriamente i seguenti libri (art. 15): libro degli associati (tenuto a cura dell’Organo di amministrazione), registro dei volontari, libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’Assemblea (tenuto a cura dell’Organo di amministrazione), libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’Organo di amministrazione, dell’Organo di controllo e di eventuali altri organi associativi. Gli associati hanno diritto di esaminare i suddetti libri secondo le modalità previste dallo Statuto;

Diritto di voto: l’associato, iscritto da almeno tre mesi nel libro degli associati, salvo diversa disposizione statutaria, ha diritto ad 1 voto;

Diritto di rappresentanza: ciascun associato ha diritto di farsi rappresentare in Assemblea da altro associati mediante delega scritta, salvo diversa disposizione statutaria, e può rappresentare sino ad un massimo di tre.

Le Organizzazioni di Volontariato (OdV), art. 32, rappresentano, unitamente alle Associazioni di Promozione Sociale (APS), un’importante categoria degli ETS e il Codice ha previsto una specifica disciplina. In particolare:

forma giuridica: associazione riconosciuta o non riconosciuta;

numero minimo associati: 7 persone fisiche o 3 OdV;

attività (art. 5): svolta prevalentemente in favore di terzi avvalendosi di volontari associati;

denominazione: deve contenere “Organizzazione di Volontario” o OdV e, se l’ente lo desideri, l’acronimo ETS;

risorse umane: le OdV possono attivare rapporti di lavoro dipendente, autonomo o altra natura, esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento o nei limiti occorrenti per qualificare o specializzare l’attività svolta. Il numero di lavoratori non può essere superiore al 50% dei volontari;

risorse economiche: quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali, proventi da raccolta fondi e da attività diverse da quelle generali;

amministratori: scelti tra gli associati che non si trovino nelle condizioni di ineleggibilità e decadenza previste dal Codice Civile e ai quali non può essere attribuito alcun compenso, salvo il rimborso delle spese effettive e documentate;

per le attività di interesse generale le OdV possono ricevere soltanto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate.

 

Le Associazioni di Promozione Sociale (APS), art. 35, devono presentare le seguenti caratteristiche:

forma giuridica: associazione riconosciuta o non riconosciuta; non sono APS le associazioni o i circoli privati che prevedono limitazioni alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati, oppure prevedono il diritto di trasferimento della quota associativa o che collegano la partecipazione sociale ala titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale;

numero minimo associati: 7 persone fisiche o 3 OdV;

attività (di interesse generale): svolta prevalentemente in favore dei propri associati, di loro familiari o terzi e avvalendosi prevalentemente di prestazioni di volontari associati;

denominazione: deve contenere “Associazione di promozione sociale” o APS;

risorse umane: le APS possono attivare rapporti di lavoro dipendente, autonomo o altra natura, anche dei propri associati, solo quando sia necessario ai fini del regolare svolgimento delle attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità. Il numero di lavoratori non può essere superiore al 50% dei volontari o al 5% degli associati.

Il Codice ha previsto nuove forme di sostegno a favore degli ETS:

Agevolazioni finanziarie:

accesso al fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale,

accesso al credito agevolato e al Fondo Speciale Europeo,

privilegi su crediti,

risorse finanziarie specifiche per OdV e APS,

titoli di solidarietà (obbligazioni, certificati di deposito e altri titoli di debito emessi da banche italiane ed estere, per sostenere le attività istituzionali degli ETS),

social lending (strumento di promozione della raccolta di capitale di rischio degli ETS).

Agevolazioni reali:

utilizzazione gratuita di strutture e beni pubblici,

autorizzazioni temporanee per manifestazioni pubbliche.

ASPETTI FISCALI (imposte dirette e indirette)

Il codice ha riordinato l’intera disciplina (art. 79) cercando di fare ordine, in primis, sulla distinzione tra attività commerciale e non commerciale, e, conseguentemente, prevedere un regime tributario unico per il mondo no profit (anche se permangono alcune differenze).

Le disposizioni del codice dovranno essere coordinate con quanto previsto dal titolo II del TUIR (DPR 917/86).

Si considerano come attività non commerciali tutte quelle di interesse generale elencate dall’art 5, quando siano svolte a titolo gratuito o a fronte di corrispettivi che non superano i costi effettivi (ivi comprese le attività in regime di convenzionamento o accreditamento). Restano non commerciali le raccolte pubbliche di fondi, nonché i contributi da parte della P.A. (D. Lgs. 165/2001), per lo svolgimento delle attività di interesse generale.

L’ente assume la natura fiscale di ente commerciale sulla base della prevalenza (quantitativa) delle attività commerciali su quelle non commerciali, intendendo, tra queste ultime, i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative e ogni altro provento assimilabile.

Un DM dovrà definire i limiti di alcune attività commerciali per non far perdere la qualifica all’ente e i criteri cui dovranno conformarsi le eventuali sponsorizzazioni.

Il co. 6 dell’art. 79 considera non commerciali l’attività svolta nei confronti dei propri associati, familiari e conviventi degli stessi, in conformità alle finalità istituzionali dell’ente.

La disciplina relativa alle Onlus (D. Lgs. 460/97) è abrogata e progressivamente perderà la sua efficacia. Per le OdV è stato previsto l’art. 84 che elenca le attività considerate non commerciali.

Con decorrenza 1/01/2018 decorrono le nuove norme sulle imposte per gli ETS (art. 82) iscritti nel Registro:

Imposte successioni, donazioni e ipotecaria e catastale: Esenzione per trasferimenti a titolo gratuito;

Imposta fissa di registro ipotecaria e catastale (euro 200): atti costitutivi, modifiche statutarie (adeguamento a modifiche/integrazioni), operazioni straordinarie di fusione, scissione o trasformazione, atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili;

Esenzione imposta di bollo: atti, documenti, istanze, contratti, copie, estratti, certificazioni, dichiarazioni, attestazioni,ogni altro documento cartaceo o informatico;

IMU e TASI: esenzione per gli immobili utilizzati da ETS non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento, con modalità non commerciali, di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative/sportive;

IRAP e altri tributi: l’esenzione o riduzione deve essere deliberato dagli enti territoriali;

imposta sugli intrattenimenti: esenzione per le attività ricreative occasionali o concomitanti a celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Occorre la comunicazione preventiva alla SIAE;

Tassa sulle concessioni governative: esenzione su atti e provvedimenti degli ETS.

ASPETTI e REGIMI CONTABILI

Raccolta fondi (artt. 7, 79, co. 4 e 87, co. 6): realizzata da ETS non commerciali in forma organizzata e continuativa; mediante sollecitazione al pubblico o attraverso cessione o erogazione di beni/servizi di modico valore (non definito). E’ fatto obbligo di prevedere uno specifico rendiconto all’interno del bilancio con una relazione illustrativa chiara e trasparente sulle entrate e le spese sostenute per ciascuna ricorrenza;

 

Scritture contabili e di bilancio (art. 13): il regime ordinario (co. 1) si applica a tutti gli ETS (escluso IS), che devono redigere il bilancio di esercizio (Stato patrimoniale, rendiconto finanziario con indicazione degli oneri e proventi, e relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l’andamento economico-finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie. Sono attesi ulteriori chiarimenti dal legislatore. L’art. 87 stabilisce che il bilancio dovrà essere redatto entro sei mesi (30/6) dalla chiusura dell’esercizio e originerà da contabilità ordinaria tenuta con scritture cronologiche e sistematiche (libro giornale e inventari) con distinzione tra le attività art. 5 e art. 6, contabilità separata (semplificata) per attività commerciale (art. 87, co. 4). L’inosservanza della norma fa decadere i benefici fiscali previsti per ETS non commerciali;

 

Regime enti piccoli (art. 13, co. 2° e 87, co. 3): il bilancio degli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate inferiori a 220.000 euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa con modulistica da definire con DM.

 

Bilancio sociale (art. 14): obbligo di compilazione per ETS con ricavi/proventi superiori a 1 milione di euro; sono da emanare le linee-guida da parte del Ministero.

Trasparenza (art. 48 D. Lgs. 117/17): il bilancio e il rendiconto (compreso raccolte fondi) devono essere depositati entro il 30/6 di ogni anno nel RUNTS; l’inosservanza di tale obbligo comporta la cancellazione dal Registro Unico;

 

Organi di controllo (art. 30): nelle fondazioni l’organo di controllo è obbligatorio, mentre nelle associazioni l’obbligo scatta quando siano costituiti patrimoni destinati ad uno specifico affare (art. 10), o siano superati per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti a) totale dell’attivo dello stato patrimoniale pari a 110.000 euro, b) ricavi, rendite, proventi, entrate di 220.000 euro, c) dipendenti occupati in media nell’esercizio di 5 unità. L’obbligo cessa se per de esercizi consecutivi i limiti non sono superati.

 

Il nuovo trattamento fiscale delle erogazioni liberali e del social bonus

Le erogazioni liberali (art. 83) sono detraibili dall’IRPEF per un importo pari al 30% della somma riconosciuta dai contribuenti agli ETS non commerciali per un importo non superiore a 30.000 euro. Tale percentuale è elevata al 35% se la liberalità è a favore di OdV.

La donazione, in alternativa, è deducibile dal reddito imponibile fino al 10% del reddito complessivo dichiarato. Il limite precedente di 70.000 euro è stato eliminato.

Le erogazioni in danaro dovranno essere corrisposte sempre con modalità tracciabili, e non sono cumulabili con altre misure agevolative.

Le agevolazioni si applicano a condizione che l’ente dichiari la propria natura non commerciale in sede di iscrizione al RUNTS e mantenga tale qualifica fiscale.

Il social bonus (art. 81) consiste in una nuova agevolazione per erogazioni liberali a favore degli ETS che hanno presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, progetti di recupero di beni immobili pubblici inutilizzati o di beni immobili e mobili sequestrati alla criminalità organizzata. L’agevolazione consiste in un credito d’imposta del 65% delle erogazioni effettuate dalle persone fisiche e del 50% per enti o società.

5×1000: il D. Lgs. 111/17 è stato pubblicato in Gazzetta il 18/7/2017 ed è già in vigore, in quanto fa parte dei decreti attuativi della riforma del Terzo settore. Il decreto, come previsto dalla Legge delega n. 106 del 6/6/16, ha individuato le modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti e, infine, le specifiche sanzioni in caso di inadempienza degli obblighi di pubblicità, comunicazione e di rendicontazione stabiliti.

I potenziali beneficiari risultano tutti gli ETS iscritti nel Registro. Quindi le disposizioni hanno effetto dall’anno successivo a quello di operatività del Registro (RUNTS).

La riforma prevede obblighi di pubblicità e di trasparenza; i beneficiari non possono utilizzare i fondi per coprire le spese di pubblicità per campagne di sensibilizzazione sulla destinazione della quota del 5 per mille (art. 7, recupero del contributo utilizzato). L’ente è tenuto a redigere un apposito rendiconto, entro un anno dalla ricezione delle somme, da trasmettere alla competente Amministrazione entro i successivi 30 gg., unitamente alla relazione illustrativa sulla destinazione delle somme percepite. Il decreto ha, altresì, introdotto l’obbligo di pubblicazione sul sito dell’ente l’importo percepito e il rendiconto, dandone comunicazione al Ministero entro i successivi 7 giorni.

In caso di violazione degli obblighi di pubblicazione, l’amministrazione erogatrice diffida il  beneficiario e in caso di ulteriore inadempienza può irrogare una sanzione amministrativa pari al 25% del contributo percepito

 

23 ottobre 2017 (agg. 28/11/17)

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